Case study

HIV/AIDS, il trend social: se ne parla meno, ma interessa sempre di più I giovani

Maggio 31, 2024

L’Italia è il secondo Paese europeo dove se ne parla di più davanti a Germania e Spagna

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Sui social i giovani cominciano a interessarsi sempre di più di informazione e prevenzione quando si parla di HIV e AIDS. È quanto emerge da una ricerca di SocialData, che ha analizzato le conversazioni web e social sul tema degli ultimi 12 mesi, e che sarà presentata in occasione del Gala Annuale organizzato da Anlaids Lazio giovedì 30 maggio presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

Due gli obiettivi dell’indagine di SocialData: da un lato, misurare e descrivere con la massima accuratezza possibile le conversazioni online su questi temi; dall’altro, incoraggiarle a sua volta, mostrando i soggetti più attivi, i momenti e i temi più coinvolgenti, nonché le modalità più diffuse ed efficaci per informare e informarsi.

L’Italia è infatti il secondo paese dell’Unione Europea in cui si parla di più di HIV e di AIDS, subito dietro la Francia e davanti a Germania e Spagna. Nonostante questo buon posizionamento, negli ultimi 12 mesi il numero di conversazioni che citano l’HIV e l’AIDS nel nostro paese (35 mila) è in calo del 30% rispetto all’anno precedente.

Di Aids si parla meno che di tutti gli altri temi più popolari nell’anno appena trascorso: meno di altre malattie come il cancro (1 milione di conversazioni) e il Covid (670 mila conversazioni), meno di altri problemi urgenti come le guerre (1 milione) e il cambiamento climatico (217 mila), molto meno che di politica (la Presidente Meloni è citata in 2 milioni di conversazioni) o di temi di intrattenimento come Campionato (1,25 milioni), Sanremo (513 mila) o Ferragni (317 mila), addirittura meno di temi estemporanei e tecnologici come ChatGPT (47 mila).

L’attenzione per il tema è discontinua e si concentra per la maggior parte in pochi momenti significativi, tra cui spiccano la Giornata Mondiale per la lotta contro l’AIDS e la campagna sulle terapie antiretrovirali «U=U impossibile sbagliare», ma anche la diffusione virale di un video in cui alcuni agenti di polizia immobilizzano con manganellate e spray una transessuale, poi accusata di aver minacciato di infettare i presenti con l’HIV.

Di AIDS si parla soprattutto nelle grandi metropoli, specialmente a Roma (33%), a Milano (15%) e Torino (6%), mentre le discussioni sono meno frequenti nelle province, specialmente in quelle del centro-sud.
Tra i canali più utilizzati per parlare di HIV e AIDS, Facebook mantiene la prima posizione, ospitando il 47% delle conversazioni, seguito da News (23%), Blog (14%), Twitter (che registra un calo vertiginoso dal 25% dell’anno scorso al 6% attuale) e Instagram (che guadagna un 2% dall’anno scorso e si posiziona a pari merito con Twitter). Se guardiamo però il dato sull’engagement, i canali che generano più risposta da parte del pubblico sono TikTok e Instagram, che insieme totalizzano il 92% delle interazioni sui social network.

A parlare di più di HIV e AIDS sono soprattutto i siti di news e il mondo delle associazioni. Tuttavia, chi riesce a coinvolgere il maggior numero di utenti sono i magazine su Instagram nati per la Gen-Z e gli influencer di ogni tipo su TikTok, tra cui medici con più di 1 milione di follower.

Il sentiment migliora rispetto all’anno precedente. I post con toni negativi passano dal 54% al 46%, avvicinandosi ai post positivi (42%). Tra le emozioni, regna ancora la paura (28%), ma subentrano anche l’ammirazione (25%) per le persone coinvolte nella lotta contro l’HIV e la fiducia (22%) nelle possibilità di gestione e di cura dell’HIV.

I temi che ricorrono più spesso sono la convivenza col virus nei vari ambiti della vita quotidiana, le strategie di prevenzione dei contagi e di trattamento dell’infezione, l’impegno della collettività e il ruolo dell’informazione. Emergono anche fenomeni virali legati a episodi di cronaca o fake news. Tra queste ultime, le più diffuse sono quelle che mettono in relazione HIV e AIDS con i vaccini contro il Covid-19. Secondo le varie versioni che circolano in rete, i vaccini causerebbero una “nuova forma di AIDS”, conterrebbero dei “tronconi di HIV” o il “DNA di una scimmia infetta”, e aumenterebbero i casi di positività al test provocando una “sindrome da immunodeficienza acquisita vaccinale”.

Un dato più confortante è la forte crescita, negli ultimi mesi, dell’interesse e della consapevolezza sulla profilassi pre-esposizione (PrEP), grazie soprattutto alla campagna di informazione “La Misura della Tranquillità”. Altrettanto positivo il fatto che, se nella media delle discussioni su HIV e AIDS le donne rappresentano il 48% dei parlanti a fronte di un 52% di uomini, sul tema PrEP la situazione si capovolge: le donne rappresentano il 53% degli autori dei post, mentre gli uomini il 47%, segno dell’intenzione anche del pubblico femminile di accedere a questa nuova importante arma nella lotta ai contagi.


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